WORKSHOP - "Alla Ricerca del proprio Clown"
Firenze 9-10-11 DICEMBRE 2016

" ALLA RICERCA DEL PROPRIO CLOWN "
con Alessandro Fantechi
20 ORE DI LAVORO SUL CLOWN TEATRALE
orario venerdi 15-19 sab e dom 10-13 /14-19

ALLA RICERCA DEL PROPRIO CLOWN SU FACEBOOK



Sede: TEATRO 334 VIA DI BROZZI 334 BUS 35 da PIAZZA STAZIONE FIRENZE

COSTO: € 150+ 10 tessera associativa da versare tramite vaglia postale Intestato a ASSOCIAZIONE TEATRO 334 via dell' Orto 17 50124 FIRENZE specificando la causale del versamento.
Oppure
BONIFICO BANCARIO ASS.TEATRO 334 BANCA POPOLARE VICENZA Ag.448 FIRENZE
IT 05 H 057 2802 8014 48571140352

specificando causale del versamento.
Informazioni e prenotazioni: 055 229769 - 3388403546

Lo stage è una introduzione al mondo del clown teatrale con giochi, tecniche, esperienze.
Questo è il primo passo verso la scoperta del clown che vive e respira in ognuno di noi. Il lavoro sul clown pone la persona davanti a se stessa e agli altri, porta a riflettere sul proprio modo di essere, sulle proprie potenzialità espressive stimolando a liberarsi dalle paure.
Essere clown è riscoprire spazi e tempi al di là di categorie razionali; è giocare con la realtà per reinventarla. La scoperta del clown non è nient'altro che la scoperta del gioco come espressione di noi stessi.
La prima parte dello stage sarà dedicata a sviluppare familiarità, complicità e ascolto fra i partecipanti. Poi cercheremo attraverso i giochi e il divertimento, i ritmi e tempi che aiutano a definire e a esprimere ogni clown.

Il clown è un attore che è regista di se stesso. Che è talvolta anche drammaturgo. Un clown dunque non è mai nel punto dove si trova. Sta attorno a se stesso. Si dirige. Pensa come un ballerino. Danza. Si danza. Io penso al clown come a un attore che danza. Che pensa in forma di coreografia. Qualche volta non pensa. Meglio: danza i suoi pensieri. Aldilà del naso rosso tradizionale si può cercare di intravedere il valore iniziatico che il clown incarna. Il clown è venuto dal teatro al circo,dal circo al teatro,dal teatro all'ospedale..non esistono ricette per diventare clown, come in America, dove sono in commercio album con i costumi, le gag e il trucco e tu scegli dal catalogo il tuo clown.
Tu devi cercare in te il tuo clown,il tuo lato umoristico. E l'humor è come il tergicristallo della macchina. Non ferma la pioggia ma ci aiuta ad avanzare meglio. Il comico è un'energia misteriosa. È della persona che si ride. I grandi clown da Toto' a Buster Keaton irradiavano la scena con una presenza in grado di fare ridere facendo "niente". La grande Anna Magnani si lamentava che Toto' in palcoscenico con lei, le rubasse la "scena". Allora Toto' è stato fatto sedere da una parte e al buio e il pubblico ha riso ancora di più. Fare ridere vuol dire avere un contatto.
Noi ridiamo della tragedia dell'uomo. Si racconta, ma forse è leggenda, che il primo clown sia stato un ubriaco entrato per caso sulla pista del circo durante lo spettacolo e inciampando ha fatto ridere il pubblico. Da qui il naso rosso, che ci vuole ricordare i nasi degli ubriachi,e i vestiti stracciati dei clochard. Un incidente, un'attitudine bizzarra, un abito inconsueto, una situazione anormale hanno fatto nascere l'Augusto.

I clown nel circo facevano il loro pezzo tra un numero e un altro. La prospettiva del numero del clown è il fallimento. C'è l'idea che l'uomo non può sbagliare. Se sbaglia viene cacciato dal Paradiso Terrestre. Allora tutto deve essere perfetto. Tutto deve funzionare. Il pubblico si identifica nel fallimento e pensa: a me questo non capiterà mai, guarda il clown quanto è stupido. Il clown è lì non è per fare ridere, è lì seriamente. Perchè ha un estremo bisogno di lavorare e ha bisogno del pubblico. Il clown ha dei dubbi. Lui non capisce ma vuole capire. Non si può recitare il clown, si è.
È un lavoro attoriale che cerca un sentimento profondo e indaga uno degli aspetti importanti della recitazione: essere veri. Quando noi piangiamo, non vorremmo piangere, il nostro volto resiste, ma accade, è vero. Le disgrazie al clown accadono davvero, e qui è la grande arte del clown e del teatro: una finzione che sembra vera, tanto vera è quella finzione. La stupidità non si può recitare con intelligenza. Il clown non è un pagliaccio, ha una base tragica. La stupidità è il motore della invenzione. Il clown inventa perchè vuole risolvere la "catastrofe". E come nello "slow burn" (bruciare lentamente: tecnica di Stanlio e Ollio) attaccare un quadro alla parete si trasforma nella distruzione di un paese. A tutti noi sarà capitato un incidente, un' avventura inaspettata e improvvisa, una sorpresa, dove noi abbiamo reagito spontaneamente e in modo diretto, non psicologico, siamo rimasti "stupiti". La tecnica della "candid camera" ci illustra facce vere, stupite, persone che vivono intensamente il sentimento dello stupore. Gli attori (loro malgrado) sono indifesi, increduli, immobili. Sono veri. Lo stupore di fronte alla vita e alle cose è il sentimento principale del clown. Stupido deriva da stupito, sbalordito. Il clown è stupefatto dalla vita, dalle cose e non capisce ma vuole capire. Il motore del clown è la fame e la solitudine. Lui cerca contatti, inventa. Ogni giorno è nuovo. Ogni momento è nuovo. Lui non conosce i sentimenti. Sperimenta. Cerca. Vive la situazione in modo semplice, diretto, mai psicologico. Il clown ha dei dubbi. Non è sicuro. Non è certo del presente. Quando parla è concreto, chiaro e semplice. Non fa filosofia, nè poesia. Non è però un gioco per bambini. Non è carnevale. È una tragedia. La tragedia della vita. Il clown lotta per l'amore, per la pace, per l'amicizia. Il clown è un ponte, vorrebbe unire, vorrebbe che tutte le cose andassero bene e usa tutte le energie per capire. Non si può fare il clown a metà.
È questione di vita o di morte. Se non trova un contatto muore. E questo apre un altro aspetto importante della recitazione: essere al 100% nell'azione, crederci. Non si può nuotare a metà: Si affonda. Il clown crede completamente in tutto quello che fa.
I gesti sono chiari e semplici, perchè il clown ha "urgenza" di comunicare con il pubblico. Il suo essere in teatro è al 100%. Risolvere il fallimento e comprendere il funzionamento del mondo e delle cose porta il clown a sperimentare tante proposte, tante idee: questa è per l'attore la tecnica dell'improvvisazione diretta, mai psicologica, che risponde a delle regole tecniche precise (controtempo; doppia immagine; ect.), mentre per il clown è essere naif (nel senso di semplice e spontaneo). Il clown è l'antieroe che ha accettato la sua debolezza, di non essere all'altezza della vita moderna. Questa sua debolezza gli dà una grande umanità e un grande spessore teatrale nel lavorare con temi semplici, addirittura quasi giocando. Questo è ciò che interessa l'attore e che investe l'arte della recitazione.

Tutte le volte che incontro persone che mi domandano di spiegare il segreto di far ridere la gente mi trovo a disagio, e cerco in genere di squagliarmela. Non c'è mistero nella mia comicità.
Si tratta di conoscere alcune verità semplici sul carattere dell'uomo, e servirsene nel proprio mestiere.
II dato sul quale più di ogni altro io mi appoggio è, per esempio, quello che consiste nel mettere il pubblico di fronte a qualcuno che si trova in una situazione ridicola e imbarazzante. Quando un uomo passeggia nella via, non fa ridere.
Messo in una situazione ridicola e imbarazzante, l'essere umano diviene un motivo di riso per i suoi simili. Ogni situazione comica è basata su questo. E per questo che tutti i miei film si basano sull'idea di crearmi dei fastidi, per darmi l'occasione di essere disperatamente serio nel mio tentativo di apparire un normalissimo piccolo gentleman.
È per questo che, in qualunque situazione io mi trovi, la mia preoccupazione maggiore è sempre quella di raccogliere il bastone, di raddrizzare il mio cappello tondo e di aggiustare la cravatta, anche se sono appena caduto a testa in giù.
CHARLIE CHAPLIN

Capo del Circo ALESSANDRO FANTECHI
Inizia a far Teatro nel 1977 partecipando al seminario di clown diretto da John Melville. Si diploma nel 1986 alla Scuola di Teatro di Bologna diretta da Alessandra Galante Garrone (metodo Lecoq).
Frequenta stage e workshop di specializzazione e sul clown con Pierre Byland, Jango Edwards, Danio Manfredini, Kevin Crawford - Roy Hart Theatre, Judith Malina, Cora Herrendorf - Teatro Nucleo, Maria Fux, Nola Rae, Cesar Brie, Philippe Radice. Ha lavorato in strada, nel Teatro comico, nel Teatro Ragazzi.


Per chi viene da fuori Firenze le possibilita' di dormire a Firenze sono:
zona S.Frediano
OSTELLO Santa Monaca, Via S.Monaca 6
tel. 055 268338
info@ostello.it
camerata euro 16

Direzione artistica:
ALESSANDRO FANTECHI, Regista e Attore
ELENA TURCHI, Pedagogista Teatrale e Attrice